Corriere Mercantile - Oggi la Samp potrebbe essere ai play
Oggi la Sampdoria potrebbe già essere matematicamente qualificata per i play off. E il Torino festeggiare la promozione in serie A senza neppure giocare. Potere del caso-blackout di Padova che vivrà la sua ultima puntata.
Alle 10 l’Alta Corte del Coni discuterà la richiesta granata di annullamento della sentenza della Corte di Giustizia, che aveva a sua volta annullato lo 0-3 a tavolino del giudice sportivo ripristinando l’1-0 del campo. Se il club di Cairo avesse ragione e si tornerà allo 0-3, la A sarebbe aritmetica. Con altre conseguenze sulla classifica: Varese e Samp sarebbero a quel punto imprendibili per il Padova che si troverebbe a sette punti dalla formazione di Iachini e a ben otto dai lombardi.
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Corriere Mercantile - Genova in piazza contro la violenza
Genova è contro il terrorismo e ogni forma di violenza, per la legalità e la difesa dei diritti. Di tutti. Sembrava tutto scontato, invece Genova ha ritenuto necessario ribadirlo, con una manifestazione di piazza dopo il ferimento del dirigente Ansaldo Roberto Adinolfi dieci giorni fa.
E la città lo ha fatto con successo, senza richiamare le masse (c'erano circa tremila persone) - “forse perchè per fortuna non c'è ancora il clima brutto del passato" ha detto il presidente ligure Claudio Burlando - ma riuscendo a riunire in piazza, vicini gli uni agli altri, i lavoratori e i capi di Confindustria, i politici e i sindacati, i banchieri. La classe dirigente accanto a chi lotta per arrivare a fine mese.
Contro il terrorismo sono state di nuovo necessarie la commozione per le parole di Massimo Coco, che ha rivisto dal palco “gli sguardi e gli stessi occhi che mi guardavano 36 anni fa, io ragazzino, ai funerali di mio padre (il magistrato Francesco) e degli agenti della scorta". Che ha ricordato i tanti nomi delle vittime genovesi, dei feriti e dei rapiti.
Sono stati necessari i fiori deposti al monumento per Guido Rossa, il sindacalista Italsider ucciso dalla Brigate Rosse perchè aveva osato denunciare un operaio che collaborava con i terroristi. Necessaria la commozione della figlia Sabina, stretta intorno ai sindacalisti, a Sergio Cofferati, al sindaco di Genova Marta Vincenzi. “Suo padre ci ha salvati - ha detto Vincenzi - ci ha destati e ci ha fatto vincere contro il terrorismo".
Dopo il ferimento di Adinolfi è stato necessario chiamare a raccolta tutte le istituzioni, unite, solidali, che si sono a loro volta trovate unite e solidali con tutta la Genova che conta: sindacati, industriali, politici, banchieri, associazioni delle categorie.
C'erano infatti tutte le facce conosciute di Genova oggi in piazza De Ferrari contro il terrorismo. Strette intorno ai familiari delle vittime, ai lavoratori di Ansaldo e, idealmente, a Roberto Adinolfi, “che ci manca" ha detto alla piazza un operaio Ansaldo. C'era anche gente comune, non le masse che qualcuno aveva ipotizzato “Io mi aspettavo meno partecipazione - ha detto Claudio Burlando -. Allora ci vollero anni per riempire le piazze. Speriamo non sia necessario". Genova spera infatti che il ferimento di Adinolfi resti isolato, che “Come allora, non si crei un consenso intorno a chi usa la violenza".
Lo auspica per prima la vicepresidente della Camera Rosy Bindi, che mette in guardia “dalla violenza che si legge nella rete" ma che difende il dissenso. “La politica deve essere autorevole, trasparente e agire nella legalità - ha detto - altrimenti alimenta l'antipolitica che a sua volta è terreno per il terrorismo“.“Chi scrive quei comunicati deliranti - ha detto la vice presidente della Camera - si combatte con la Costituzione in mano, senza mai sospendere i diritti dei cittadini e difendendo anche il dissenso, che è il sale della democrazia". “Per evitare - ha concluso - quanto accadde 11 anni fa qui a Genova, quando la vigilanza delle forze dell' ordine sfociò in arbitrio e in oppressione".
La ferita mai chiusa del G8 non sarà però alibi per il terrorismo. “A quei delinquenti - ha detto Renato Parodi della Rsu Ansaldo - diciamo che siamo figli e nipoti dei partigiani e rigettiamo ogni forma di violenza".
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Corriere Mercantile - Delitto di Nervi, ora la mamma rischia l'ergastolo
Omicidio volontario pluriaggravato e abbandono di minore con conseguente morte. Con una duplice ipotesi di reato la procura di Genova ha chiuso l’indagine su Katerina Mathas, 27 anni, la madre del piccolo Alessandro, massacrato a 8 mesi nella casa del compagno occasionale Giovanni Antonio Rasero, 31 anni, la notte tra il 15 ed il 16 marzo 2010. Con questo atto, dunque, la procura fa proprie le considerazioni dei giudici di primo grado (che condannarono Rasero in concorso con la Mathas), non muta i propri orientamenti a riguardo delle responsabilità della donna e, in estrema sintesi, delega la scelta sul reato che sarà discusso nel processo al giudice per le udienze preliminari. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari giunge dieci giorni dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza della corte d’assise d’appello di Genova con cui, l’8 febbraio scorso, Rasero, già condannato in primo grado per il delitto a 26 anni di reclusione, era stato assolto. Katerina Mathas secondo la procura ha messo in atto, potenzialmente, due azioni, nessuna delle due provata ma solo supportata da indizi gravi. Nel primo caso la donna avrebbe cagionato la morte del figlio in concorso con Rasero (il quale, tuttavia, è stato assolto anche se la procura sembra intenzionata a fare ricorso in Cassazione per annullare la sentenza di secondo grado). Il delitto sarebbe stato messo in atto con le aggravanti della minorata difesa, delle sevizie, della crudeltà. Il legame di sangue tra la donna e la piccola vittima la rende colpevole, anche se questa fattivamente non ha provocato le lesioni mortali al bimbo. Per questa imputazione rischia l’ergastolo. Nel secondo caso la procura indica nell’abbandono di minore con conseguente morte il reato di cui la donna sarebbe colpevole. È stato infatti provato che quella notte ha lasciato il figlio solo con Rasero da mezzanotte all’una e mezza, i novanta minuti in cui era uscita per comprare droga. Le aggravanti del reato in questo caso sono la morte stessa del minore abbandonato nelle mani di un “tossicodipendente che aveva da poco assunto quella stessa sera stupefacente”, scrive la procura, ed i futili motivi.
Ora la parola passa ai difensori, che potranno decidere se chiedere un nuovo interrogatorio della donna oppure attendere la richiesta di rinvio a giudizio e stabilire una strategia processuale che esporranno in sede di udienza preliminare. La duplice imputazione, formulata a carico della donna all’indomani della sentenza di primo grado a carico di Rasero, che fu condannato a 26 anni per omicidio in concorso con la Mathas, rimasta inalterata sull’acip, costituisce un modo di procedere della procura di Genova piuttosto singolare.
La procura è dunque orientata a mettere nelle mani del gup, in sede di udienza preliminare, la responsabilità della decisione sul capo di imputazione finale a carico della donna. La pubblica accusa ha seguito le indicazioni dei giudici di primo grado formulando un capo di imputazione per concorso in omicidio a carico della donna. Ha acquisito anche le indicazioni dei giudici di secondo grado, che hanno stabilito un colpevole certo, scagionando Rasero. Hanno mantenuto, tuttavia, anche l’impostazione accusatoria iniziale, che propendeva per l’abbandono di minore con conseguente morte.
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Corriere Mercantile - Scippa ed aggredisce anziana disabile, in manette
Hì aggredito in mezzo alla strada un’anziana per strapparle la collanina, incurante del fatto che la donna è gravemente malata e handicappata. Il malvivente, G.E. 23 anni, albanese, clandestino, è stato arrestato dopo pochi minuti dai carabinieri mentre cercava di nascondersi dietro ad alcune auto in sosta: una cattura a tempo di record eseguita grazie al tempestivo intervento della pattuglia del nucleo radiomobile e alla sollecita richiesta di aiuto della stessa derubata, che ha chiamato con il cellulare il 112. L’albanese è accusato di furto con strappo pluriaggravato. Trasferito nel carcere di Marassi, oggi o domani dovrebbe essere interrogato dal giudice.
Il fatto è avvenuto nel primo pomeriggio di mercoledì, in via Finocchiara, una stretta stradina di Quezzi. La donna era uscita da casa come ogni giorno per fare “quattro passi”, malferma sulle gambe per via di una grave malattia, si sorreggeva con l’apposito “carrellino” e procedeva a piccoli passi. A un tratto è comparso lo sconosciuto: «Me ne sono accorta e mi sono spaventata - ha raccontato la donna ai carabinieri - perchè ho avvertito improvvisamente la presenza di qualcuno dietro le spalle, istintivamente mi sono girata», ed è stato proprio in quel momento che lo sconosciuto ha portato le mani al collo della donna e con un gesto fulmineo le ha strappato la collanina d’oro. Solo per miracolo la donna non è caduta a terra, è riuscita a restare in piedi ma ha iniziato a urlare e a chiedere aiuto con quanta più voce le usciva dalla gola.
Il malvivente, afferrata la collanina, l’ha infilata in tasca ed è fuggito a piedi. La donna, comprensibilmente spaventata per quello che era accaduto, ha avuto però la prontezza di afferrare il cellulare e chiamare il 112, dando da subito precise indicazioni sul malvivente che l’aveva scippata (altezza, corporatura ma soprattutto tipo e colore dei vestiti indossati). La centrale operativa, raccolta la richiesta di soccorso, ha dirottato sul posto una pattuglia del nucleo radiomobile che si trovava in zona.
I militari, giunti sul posto, hanno iniziato subito una vera e propria caccia all’uomo nelle strade della zona. Il fuggiasco è stato individuato pochi minuti dopo in via al Poligono di Quezzi mentre, alla vista della pattuglia dell’Arma, cercava di nascondersi dietro ad alcune auto posteggiate con la speranza di non essere visto.
Fermato e identificato, l’albanese è stato perquisito: in tasca gli è stata trovata la collanina d’oro strappata dal collo della donna. Per lo straniero sono così scattate le manette ai polsi e l’accusa di furto pluriaggravato. E in serata è stato trasferito nel carcere di Marassi.
L’oggetto prezioso, del valore di circa quattrocento euro, è stato restituito alla sessantanovenne.
I carabinieri stanno indagando per accertare se lo straniero possa aver compiuto altri colpi in zona.
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Corriere Mercantile - La Bai Bai Calla all'arrembaggio del Carlo Felice
La Bai Bai Calla “espugna” il Carlo Felice con il “peggio” dei suoi nove anni di vita. Si chiama “A volte ritornano...” e si preannuncia come un vero e proprio evento, fra grandi risate e finalità benefiche, lo spettacolo del decennale della compagnia goliardica genovese che martedì prossimo alle 21 andrà in scena, per la prima volta nella sua storia, sul prestigioso palco del teatro dell’opera genovese (domani alle 21 invece ci sarà un’anteprima speciale al Teatro Verdi di Sestri Ponente). Un’occasione davvero unica per gustare vecchie e nuove gag, balletti inediti (come quello su Rasputin con tanto di matrioske e cosacchi), sketch che hanno scritto la breve ma gloriosa storia della Bai Bai Calla e canzoni famose con testi riscritti, per commentare l’attualità e non solo (si cita anche Beppe Grillo). Insomma un bel tuffo nel passato recente, ma con uno sguardo al futuro, il cui incasso sarà interamente devoluto alla Casa Famiglia Unione italiana lotta alla Distrofia Muscolare onlus (Uildm). A questo proposito, prima dello spettacolo, al Carlo Felice, alle 20,30, verrà consegnato il premio “Testimoni sconosciuti di solidarietà”, che celebra tutti coloro che ogni giorno, nell’ombra, aiutano i disabili, i malati e le persone svantaggiate. Due pagine di servizi sul numero odierno del "Corriere mercantile".
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Corriere Mercantile - A Torriglia Prandelli ospite del "Currò"
"Di questo campionato voglio cancellare le polemiche inutili e di cattivo gusto, mi è piaciuto invece l'atteggiamento delle squadre sul piano comportamentale". Così il ct azzurro Cesare Prandelli tra gli ospiti della XV edizione del Trofeo Fulvio Currò a Torriglia, intitolato ad un tifoso di calcio prematuramente scomparso. Il selezionatore ha parlato degli Europei: "In questo momento non c'è ancora l'adrenalina, rimaniamo sereni e tranquilli per poter lavorare. So comunque di poter fare affidamento su un ottimo gruppo. Certo, non mi lascia indifferente il fatto che in questi giorni si siano ritirati grandi giocatori, che hanno reso grande il nostro calcio". Una battuta anche su Mattia Destro (a metà tra Genoa e Siena ma sempre più vicino all'Inter), l'ultimo baby da lui inserito tra i convocati: "Come per gli altri giovani, ha entusiasmo e voglia di fare". Il Memorial Currò ha riunito nel borgo della Val Bisagno moltissimi protagonisti del football di ieri oggi e di ieri: oltre al Ct, Paolo Maldini, Roberto Donadoni, Gian Piero Gasperini, Mario Bortolazzi e Stephan El Shaarawy, tanto per citare i più noti. Di rilievo anche la presenza del cantautore Paolo Vallesi.
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Corriere Mercantile - Genoa, Preziosi al lavoro
In casa rossoblù regna molta confusione e sarà così fino a quando il presidente Preziosi non renderà note le sue decisioni. Il massimo dirigente del Grifone si è preso qualche giorno di tempo per riflettere con attenzione perchè consapevole di non poter passare più alcuna mossa.
Subito dopo la partita con il Palermo aveva fatto capire di essere intenzionato a fare un passo indietro ma qualche ora dopo era già scatenato sul fronte del mercato. Si è poi incontrato con l’Inter per definire la cessione di Mattia Destro e ha preso contatti con il Pescara per provare a portarsi a casa il giovane talento Verratti. Naturalmente questo atteggiamento non sembra essere stato molto gradito da Pietro Lo Monaco che da qualche giorno è in attesa di conoscere il suo destino. L’ex amministratore delegato del Catania da tempo ha già dato la sua disponibilità a venire a Genova facendo però capire di volere carta bianca. Con un Preziosi già operativo in questo modo, Lo Monaco ha avuto un sussulto. Per ora la situazione resta ferma in attesa che il Joker faccia il passo decisivo chiamandolo oppure liberandolo definitivamente.
In questa situazione un punto fermo potrebbe essere rappresentato da Stefano Capozucca che dopo anni anni in rossoblù ha in mano tutta la situazione più di chiunque altro. Legato al Genoa ancora da un anno di contratto, in accordo con Preziosi a dicembre aveva deciso di cambiare aria. Poi però i due negli ultimi mesi si sono riavvicinati molto e così ora non è da escludere che il Joker non gli dia l’opportunità di svincolarsi.
Capozucca è ancora in corsa per la poltrona di ds a Firenze e piace sempre al Siena che da tempo gli sta facendo una corte serrata. «Ma a me piacerebbe restare qui, sono un tifoso del Genoa» ribadisce con insistenza.
Ormai defilata la posizione di Sean Sogliano che invece qualche tempo fa era praticamente già un dirigente del Grifone. Dopo aver firmato un pre accordo con Preziosi non ha sentito più niente e quindi si è accordato con il Verona.
Insomma a questo punto non resta che aspettare le decisioni di Preziosi che succesisvamente dovrà anche trovare il nuovo allenatore. Il lizza ci sono Gigi De Canio, ma anche Del Neri e Zeman che pare solletichi abbastanza la fantasia del numero uno rossoblù. Di sicuro sarebbe una soluzione che accenderebbe l’entusiasmo della gente.
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Corriere Mercantile - Samp, Garrone è fiducioso
Dopo aver riabbracciato Francesco Flachi dopo cinque anni Riccardo Garrone, presente ad un asta benefica, ha elogiato quanto si è fatto a gennaio: «Mio figlio Edoardo è stato bravo, nel girone di ritorno siamo primi in classifica e questo è un dato importante. Anche se non siamo partiti benissimo, a gennaio è stato forte l’impegno finanziario e nella scelta degli uomini. Adesso posso dire solo che mancano 180 minuti.. e non dico altro per scaramanzia». Anche Nicola Pozzi ha suonato la carica: <Pescara? Affronteremo una squadra in forma ma non abbiamo paura di nessuno. Stiamo bene e so che sarà una partita importante, possiamo affrontare ogni avversario a testa alta. Immobile? Bisogna solo alzarsi ed applaudirlo. Ha segnato ventisette gol».
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Corriere Mercantile - Genova torna in piazza contro il terrorismo
Come negli anni ’70 Genova erige un muro di fronte al ritorno del terrorismo, all’uso delle armi, alla violenza. Oggi alle 17, a dieci giorni dalla gambizzazione dell’ad di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, tutta la città sarà “Unita contro il terrorismo”, come recita il titolo della manifestazione che vedrà più di diecimila persone invadere piazza De Ferrari. Insieme al sindaco Vincenzi, al rappresentante dell’Associazione italiana vittime del terrorismo Massimo Coco, figlio del magistrato genovese ucciso dalle Br, ai delegati di Fincantieri e Ansaldo, al presidente di Confindustria, al vicepresidente del Consiglio regionale della Liguria fino al vicepresidente della camera dei deputati Rosy Bindi.
Tantissime le adesioni come quella di Legacoop, Arci, il Pd, i sindacati, il mondo dell’Università, che insieme vogliono «essere uniti per respingere con forza e determinazione il riemergere di scenari che pensavamo fossero sepolti nel passato», come ha scritto il rettore Giacomo Deferrari. Spicca quella dell’associazione Dixet di cui fa parte Carlo Castellano, che venne gambizzato dalla Br. Genova si ricorda bene “il passato”: la città venne più volte violata, a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, dal fuoco brigatista. E tra i nomi dei gambizzati e degli uccisi, uno in particolare produsse quella frattura tra società civile, mondo del lavoro e studenti da una parte e lotta armata dall’altra.
L’omicidio di Guido Rossa, sindacalista, operaio dell’Italsider, oggi Ilva, avvenuto alle 6,35 del 24 gennaio 1979 per opera della Colonna genovese guidata da Riccardo Dura: quell’omicidio portò a una letterale sollevazione della città. I genovesi si trovarono in piazza De Ferrari (nella foto) per dire basta, il sindacato era tra la gente con i metalmeccanici e i camalli, con quella “classe operaia” che a Genova ha sempre difeso la democrazia. E quella piazza, quel sindacato, che furono capaci nel 1960 di contribuire a far dimettere il governo Tambroni, riuscirono anche a togliere acqua di coltura al fermento brigatista perchè allora la classe operaia era l’asse portante della politica della città.
I nomi delle vittime di quel brigatismo rosso (tra questi Coco, Tuttobene, Esposito, Rossa ma anche Cuocolo, Castellano, Bruno) sono scolpiti nella memoria della città, così come ben chiare sono le immagini del massacro di via Fracchia, dove si trovava il covo della Colonna genovese. Tempi terribili e ormai passati. Ma come scrive nella lettera di adesione il rettore Deferrari «la storia spesso ci ricorda che non si deve mai abbassare la guardia contro l’odio, il rancore, la violenza». E in piazza De Ferrari oggi la città di Genova tornerà a dire a tutti quelli che sapranno ascoltare che «da qui non si passa». Lo farà dopo essersi radunata intorno al monumento che ricorda Guido Rossa: da lì partirà la manifestazione.
Ieri anche il Partito Democratico ha voluto spiegare il suo assenso alla protesta: «Saremo in piazza insieme a tutti i genovesi - hanno spiegato i segretari regionali e provinciali Lorenzo Basso e Giovanni Lunardon - capaci di riconoscersi nei valori della democrazia e della libertà per dire no al terrorismo e per dimostrare che ancora una volta Genova, città simbolo della resistenza non solo al fascismo, ma a tutte le forme di attacco alla libertà, saprà essere compatta ed unita in una composta, ma decisa reazione». L’invito di adesione è stato anche raccolto dalla presidente di Confesercenti Genova, Patrizia De Luise: «Confesercenti Genova ritiene che in un momento così difficile per il paese, sotto ogni punto di vista, sia importante dare un segnale di unità e coesione contro la violenza e l’eversione. Chiediamo pertanto a tutti i nostri associati, pur comprendendo le difficoltà legate all’orario, di partecipare all’iniziativa». Sulla stessa lunghezza d’onda anche Walter Massa e Gabriele Taddeo, presidente di Arci Liguria e Arci Genova: «Una piazza unita - concludono - contro uno spettro che credevamo morto e sepolto deve essere un segnale per rilanciare un messaggio forte».
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Corriere Mercantile - Pagavano per lavorare
Nei manifesti, affissi per strada o bus, c’era una nonnina dai capelli candidi che veniva imboccata da una ragazza sorridente e dall’aria dolce. Lo stesso messaggio rassicurante veniva veicolato su volantini e manifesti affissi negli ambulatori della Asl come nei corridoi dei reparti ospedalieri a marchiare di affidabilità la proposta. Un battage tambureggiante per promozionare il servizio offerto dalla società con sede in centro e recapiti solo su cellulari: badanti, colf, baby sitter. A Genova (con Trieste la città più vecchia d’Italia) un’offerta del genere non poteva faticare ad incontrare la domanda. Così abbindolate da quel messaggio centinaia di famiglie si sono rivolte a “Servizi Sanitari” per garantire assistenza ai propri parenti. E poco importava se alla fine arrivavano a pagare fino a 3 mila euro al mese, più di quanto avrebbero dovuto sborsare per assumere direttamente una badante. Il problema di fondo è che ridotte all’improvviso in una condizione di necessità molte famiglie non sapevano (non sanno) dove andare a parare. E quindi la proposta della società risultava tempestiva e completa: esonerava dagli oneri organizzativi, burocratici, formali. La famiglia pagava, il denaro finiva nelle casse della ditta che poi retribuiva le badanti trattenendo più della metà del corrispettivo per le ore lavorate.
Tutto codificato nel dettaglio, tutto irregolare però. Ad accertarlo dopo una lunga indagine sono stati i “detective” dell’Ispettorato provinciale del Lavoro. Irregolare per vari motivi. Innanzitutto salvo le agenzie autorizzate dal Ministero la legge non contempla l’attività di mediazione tra la domanda e l’offerta di lavoro. Oltretutto, hanno ricostruito all’Ispettorato, per poter lavorare badanti e colf pagavano una specie di mazzetta sottoforma di partecipazione a corsi di formazione farlocchi (fino a 600 euro al mese). E poi tutte le prestazioni, o quasi, erano erogate in nero. In questo caso erano le stesse famiglie, più o meno consapevolmente, a reggere il gioco non esigendo la fattura. Di più. In alcuni casi le badanti (almeno due terzi erano straniere) risultavano pure non in regola con il permesso di soggiorno. Ecuadoriane ed ucraine, in particolare. Il titolare della ditta è stato denunciato in Procura. Stessa sorte è toccata al rappresentante legale di una società che, seppur in proporzioni minori, seguiva pratiche analoghe. Con qualche differenza, però. Talvolta le badanti venivano assunte ma con forme contrattuali truffaldine. Per esempio “a progetto”, una fattispecie non certa applicabile per lavori di questo genere.
Complessivamente sono state 53 le lavoratrici in nero fatte riemergere, recuperati 130 mila euro di contributi non versati e altri 450 mila euro di tasse evase.
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